IT-alert spiegato da Fabrizio Curcio, Capo Dipartimento della Protezione Civile
IT-alert è un nuovo sistema di allarme pubblico per l'informazione diretta alla popolazione, che dirama ai telefoni cellulari presenti in una determinata area geografica messaggi utili in caso di gravi emergenze o catastrofi imminenti o in corso.
Abbiamo intervistato Fabrizio Curcio, Capo Dipartimento della Protezione Civile.
Da dove nasce l’esigenza di un sistema di alert?
Più che di un’esigenza parlerei di un’opportunità: l’informazione di protezione civile non può che essere multi-canale, per raggiungere il maggior numero di persone possibili in situazioni critiche. Non si tratta di sostituire ciò che già esiste e funziona, perché sappiamo bene che ogni strumento ha dei limiti, ma di moltiplicare i canali di comunicazione. E allora, visto che abbiamo tutti costantemente in tasca un dispositivo che siamo abituati a usare per informarci su qualsiasi tema, è una scelta ovvia lavorare per far arrivare un allarme su quei dispositivi, quindi ben venga IT-alert, ma senza per questo pensare che non servano più le campane della chiesa, il megafono, la segnaletica, le sirene e tutti gli altri strumenti che possono essere messi in campo, soprattutto sul territorio.
Prevenzione, ambiente e tecnologia: IT-alert ne è la sintesi perfetta. Quanto ci è voluto per mettere a punto un prodotto così?
Il percorso nasce con la Direttiva europea che, nel dicembre 2018, ha istituito il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche e ha introdotto il Sistema di allarme pubblicoper far sì che “in caso di gravi emergenze e catastrofi imminenti o in corso” attraverso gli operatori di telefonia mobile fosse possibile trasmettere allarmi pubblici agli utenti finali. Nel 2019 è stato avviato il percorso per la costruzione di un sistema di allarme pubblico in Italia denominato IT-alert, che ha trovato forma nel 2021 prevedendo la possibilità di attivare il sistema IT-alert in relazione a “gravi emergenze e catastrofi imminenti e in corso”, non solo per gli eventi di protezione civile che non esauriscono tutti i possibili scenari: IT-alert è uno strumento a disposizione del Paese, non solo “nostro”.
Il Dipartimento ha lavorato, e sta ancora lavorando, poi per individuare le soluzioni necessarie per risolvere alcune criticità emerse nella fase iniziale di costruzione del sistema, in merito, in particolare, alla sicurezza dell’infrastruttura tecnologica, all’ambito di operatività e alla definizione della governance. Lo scorso 7 febbraio 2023, infine, con la Direttiva del Ministro della Protezione Civile e delle Politiche del Mare si è arrivati ad allineare l’utilizzo del sistema di allarme pubblico IT-alert, limitatamente alle attività di protezione civile, alle indicazioni europee e alle reali esigenze del Paese.
In quali città è stato sperimentato? Quali sono i feedback?
I primi test del sistema di allarme pubblico erano già stati condotti ad aprile e novembre dello scorso anno in occasione delle esercitazioni di protezione civile “Vulcano 2022” e “Sisma dello Stretto 2022. Nelle ultime due settimane, in raccordo con le strutture territoriali coinvolte, Commissione protezione civile della Conferenza delle Regioni e Province Autonome, ANCI, si sono svolti i primi test su base regionale in Toscana, Sardegna, Sicilia, Calabria ed Emilia-Romagna.
Il riscontro da parte della popolazione è stato notevole: sono oltre 770mila i questionari compilati all’esito dei cinque test, che permetteranno nelle prossime settimane di analizzare nel dettaglio le segnalazioni ricevute e consentire agli operatori di telefonia mobile di approfondire e migliorare l’efficacia del sistema laddove necessario. Da settembre, infatti, riprenderanno i test sui territori ed entro la fine del 2023 saranno effettuati test anche nelle altre regioni e nelle nelle Province Autonome di Bolzano e Trento. I test, assieme alla campagna di comunicazione dedicata, consentiranno inoltre di far conoscere IT-alert come nuovo sistema di allarme pubblico che, in caso di gravi emergenze e catastrofi imminenti, potrebbe raggiungere i territori interessati.
IT-alert è importante ma è l’ultimo pezzo di un processo, quanto è importante formare il cittadino?
È uno strumento utile ma non è una bacchetta magica, perché l’allarme si limita a informare su una situazione di pericolo, imminente o in atto, ma non può ovviamente valutare l’esposizione al rischio: a fronte di un possibile maremoto, per esempio, è molto diverso trovarsi in spiaggia, in auto sulla litoranea o a un piano alto di un edificio a qualche centinaio di metri dal mare. Serve la cultura della prevenzione. Se non si conosce il territorio in cui si vive o lavora; se non si sa cosa prevede il piano di protezione civile; se non si conoscono i comportamenti da mettere in campo in caso di emergenza, IT-alert non basterà.
Educare le persone ad avere comportamenti corretti durante fenomeni atmosferici aggressivi è una delle priorità della Protezione Civile, IT-alert è sicuramente un passo in avanti, ma quali altre misure mettete in campo per sensibilizzare i territori e cittadini?
Il Dipartimento, accanto a uno strumento nuovo come IT-alert porta avanti, tra le altre cose, la campagna “Io non rischio” che promuove la diffusione delle buone pratiche di protezione civile, cioè di azioni concrete per la riduzione del rischio, mettendo al centro il ruolo attivo che ciascuno di noi può assumere nella prevenzione e riduzione del rischio, agendo prima che si verifichi una calamità. Sapere cosa fare prima, durante e dopo una situazione di pericolo è fondamentale perché le nostre scelte quotidiane, a livello individuale, familiare o di comunità possono fare la differenza, aumentando la sicurezza per noi e per chi ci sta intorno.
Intervista a cura di Francesca Pucci
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